Nel 1915 un agronomo italiano, Nazareno Strampelli, rilascia ufficialmente una nuova varietà di grano duro. La chiama Senatore Cappelli, in onore del senatore abruzzese Raffaele Cappelli che gli aveva concesso i terreni per gli incroci. È una pianta alta quasi due metri, con ariste nere — quei filamenti rigidi che spuntano dalla spiga e che oggi quasi nessuno sa più riconoscere.
Per cinquant’anni il Senatore Cappelli ha nutrito l’Italia. Poi la storia ha cambiato direzione: grani più bassi, più produttivi, più adatti alla farinazione industriale. Il Cappelli è diventato un grano “antico”, parola gentile per dire “non più conveniente”.
Noi lo coltiviamo ancora. Non per nostalgia — per scelta tecnica. Il Senatore Cappelli ha un profilo aminoacidico diverso, una digeribilità diversa, un sapore diverso. Costa di più al campo perché rende meno. È una scelta, non un fatto.
In questa guida ti mostriamo cos’è davvero il Senatore Cappelli: chi l’ha creato, perché è stato dimenticato, e cosa cambia per chi sceglie di mangiarlo oggi. Senza claim, senza superlativi. Solo fatti, foto del campo, e dati pubblicati. Se vuoi verificare, alla fine trovi il QR del Diario.
Una varietà del 1915 ancora viva
Il Senatore Cappelli non è un grano nato in laboratorio nel senso moderno del termine. Nasce dalla selezione genealogica: Strampelli parte da una popolazione di grano duro proveniente dal Nord Africa e, raccolto dopo raccolto, isola le piante migliori fino a fissare una varietà stabile. Niente ingegneria genetica — solo incroci, osservazione e pazienza in campo.
Per buona parte del Novecento è stato il grano duro più diffuso del Mezzogiorno. Reggeva il clima asciutto, dava una semola di carattere, e accompagnava una cucina che ancora non conosceva la fretta industriale. Poi, dal secondo dopoguerra, l’agricoltura ha cambiato passo: servivano varietà che rendessero di più e si raccogliessero meglio con le macchine. Il Cappelli è uscito di scena, archiviato nella categoria dei grani “antichi”.
Chi era Nazareno Strampelli
Strampelli è stato un pioniere del miglioramento genetico del frumento in Italia, attivo nei primi decenni del Novecento. Lavorava per selezione e incrocio, cercando piante più adatte ai terreni difficili e meno soggette alle malattie. Le sue varietà hanno segnato la cerealicoltura italiana per generazioni. Il Senatore Cappelli è probabilmente la più conosciuta tra quelle che portano ancora il suo lavoro fino a oggi.
Perché lo chiamarono “Senatore”
Qui c’è un equivoco diffuso da chiarire: il nome non arriva dal Senato della Repubblica. Raffaele Cappelli era un proprietario terriero, con possedimenti confinanti alle terre dove si svolgevano gli esperimenti. Fu lui ad avere l’intuizione di portare Strampelli in Puglia, per migliorare un’aridoagricoltura povera e provata dalla siccità. Il grano prese il nome di chi rese possibile il progetto: il mecenate che ci credette. Una varietà battezzata con il nome dell’uomo che mise a disposizione la terra, non un titolo politico.
Le ariste nere: il dettaglio che lo riconosce

Se cammini lungo un campo di Senatore Cappelli maturo, lo riconosci prima ancora di toccarlo. Le spighe portano ariste lunghe, rigide e di colore scuro, quasi nere — i “baffi” della spiga. È un tratto morfologico distintivo: gran parte del grano duro moderno ha ariste chiare, dorate, o ne è quasi privo. Le ariste nere del Cappelli, sopra una pianta che sfiora i due metri, sono la sua carta d’identità a occhio nudo. Per questo, quando raccontiamo il grano in foto e video, le spighe hanno sempre le ariste nere: non è estetica, è verità del campo.
Cosa cambia rispetto al grano moderno
La differenza tra Senatore Cappelli e un grano duro moderno non è “uno è buono e l’altro no”. È che sono due piante pensate per due mondi diversi: una per la terra, l’altra per la resa.
Altezza e radici
Il Cappelli è una varietà alta, con un apparato radicale profondo. Le radici che vanno in profondità lo rendono adatto all’aridocoltura: cerca l’acqua dove c’è, regge l’estate secca, chiede pochi interventi. Il rovescio della medaglia è la statura: una pianta così alta tende a piegarsi (allettamento) con vento e pioggia, e il raccolto diventa più delicato. I grani moderni sono stati selezionati bassi proprio per evitare questo problema — più comodi per le macchine, meno generosi di paglia.
Proteine e glutine
La pasta di Senatore Cappelli arteagricola ha un contenuto proteico del 14-15%: un dato che la qualifica come “fonte di proteine”. Ma il punto interessante non è solo la quantità — è il tipo di glutine. Il Cappelli ha un profilo di glutine diverso rispetto a molte varietà iperselezionate per la panificazione industriale. Su questo esiste anche letteratura scientifica: uno studio del Policlinico Gemelli di Roma, pubblicato sulla rivista Nutrients, ha osservato effetti in persone con sensibilità al glutine non celiaca. È un dato di ricerca, da leggere per quello che è: il Senatore Cappelli non è un grano senza glutine e non è adatto a chi soffre di celiachia.
Resa per ettaro (e perché è bassa)
Ecco il vero motivo per cui il Cappelli era quasi sparito: rende molto meno. A parità di terreno, una varietà moderna può produrre all’incirca il doppio. Pianta alta, raccolto fragile, resa ridotta: in termini puramente economici, è un grano svantaggiato. Per questo è diventato “non conveniente”. Coltivarlo oggi significa accettare di raccogliere meno, e di farlo costare di più. È una scelta agronomica, non un caso.
Perché lo coltiviamo ancora
Lo coltiviamo perché crediamo che il modo in cui nasce un grano conti quanto il grano stesso. Aridocoltura, agricoltura biologica certificata, rotazioni che lasciano respirare il suolo: il Senatore Cappelli si trova a casa in questo metodo. La nostra filiera è integrata in un’unica azienda — dal seme alla pasta — e questo ci permette di sapere, lotto per lotto, cosa c’è dietro ogni confezione. La nostra materia prima, prima ancora del grano, è la terra. Non è una frase: è la condizione che rende possibile tutto il resto.
Come riconoscere una pasta di vero Senatore Cappelli
Tre cose da guardare, in ordine.
L’etichetta. Deve dire chiaramente “Senatore Cappelli”, non un generico “grano duro” o “grano antico”. Sono parole diverse: la seconda non garantisce la varietà.
La tracciabilità. Una pasta di Cappelli vero ha alle spalle dati verificabili: analisi del raccolto, lotto identificabile, certificazione biologica. Se chi la produce non te li mostra, ti sta chiedendo fiducia senza darti prove.
Il prodotto. Trafilatura al bronzo ed essiccazione lenta a bassa temperatura non riguardano la varietà, ma il rispetto con cui viene lavorata. Una buona pasta di Cappelli unisce le due cose: grano giusto, lavorazione gentile. Il resto — colore, profumo di grano, tenuta in cottura — lo verifichi a tavola.
Il Diario del Campo: dove vedere i nostri raccolti
Ogni nostra confezione porta un QR code che apre il Diario del Campo: la storia di quel lotto, in chiaro. Trovi le foto del campo, le analisi del raccolto — compresi i valori di furosina (23,4 mg/100g sulla nostra pasta Cappelli) — e il registro delle lavorazioni. Non te lo raccontiamo: te lo facciamo vedere. La tracciabilità è per legge. La trasparenza è per scelta.
Vuoi vedere i nostri campi di Cappelli? Scansiona il QR sulla confezione — apri il Diario del Campo con foto del raccolto, analisi e certificazioni.





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