
MALANDRINO Vino rosato bio
Nato da uve Primitivo coltivate in biologico nei nostri campi, tra vento e sale, a due passi dalle saline di Margherita di Savoia. Il terreno, crostone pugliese ricco di minerali marini, dona forza e carattere. Pressatura leggera con grappolo intero, fermentazione spontanea, zero filtrazioni, solo acciaio e pazienza. Naturale per scelta, malandrino per vocazione.
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Domande frequenti
Le risposte alle domande più frequenti su MALANDRINO Vino rosato bio
Che cos'è Malandrino, il rosato bio arteagricola?
Malandrino è un rosato biologico da uve Primitivo coltivate in Capitanata, a due passi dalle Saline di Margherita di Savoia. Pressatura leggera con grappolo intero, fermentazione spontanea con lieviti indigeni, zero filtrazioni, affinamento solo in acciaio. Un rosato strutturato a dodici gradi vol, rubino tenue con riflessi aranciati.
La storia arteagricola lo racconta cresciuto tra vento e sale: terreno crostone pugliese ricco di minerali marini, brezza costante che asciuga i grappoli e riduce la pressione fungina. Naturale per scelta, malandrino per vocazione. Più complesso e macerato di Birbante, pensato per il pasto e non per l'aperitivo. Frutta rossa, terra bagnata, pizzico di spezia.
Cosa rende Malandrino diverso da Birbante (entrambi Primitivo)?
Birbante e Malandrino nascono dallo stesso vitigno Primitivo biologico ma seguono due strade enologiche distinte. Birbante è pressatura diretta a freddo in poche ore, stile provenzale chiaro buccia di cipolla, profilo fresco e sapido da aperitivo. Malandrino è pressatura leggera con grappolo intero, contatto più lungo, colore rubino tenue con riflessi aranciati.
Al naso Malandrino è più complesso, quasi macerato: frutta rossa, terra bagnata, spezia. Palato deciso, sapido, finale leggermente pungente. Temperatura di servizio otto-dieci gradi contro i dodici-quattordici di Birbante. Abbinamento da pasto e non da aperitivo: focacce, parmigiana, formaggi stagionati. Stesso vitigno, due interpretazioni: uno è incognito provenzale, l'altro è Primitivo rosato strutturato che ricorda da vicino i grandi rosati di Tavel.
Cos'è il crostone pugliese e come influisce sul gusto?
Il crostone pugliese è una concrezione calcarea compatta che si forma nei primi metri del sottosuolo della Capitanata, indurita dall'evaporazione dei sali marini risaliti per capillarità. Per piantare la vite va fratturato meccanicamente, ma una volta penetrato le radici esplorano due-quattro metri di profondità in cerca di acqua e minerali.
Le Saline di Margherita di Savoia distano pochi chilometri dai vigneti: tremilaottocentosettantuno ettari di vasche, cinque virgola cinque milioni di quintali di sale all'anno, le più grandi d'Europa. Sodio, magnesio e potassio si trasferiscono attraverso il terreno e la brezza marina costante. Il risultato nel calice è una sapidità minerale netta, quasi salata, che firma il finale di Malandrino e ne fa un rosato territoriale unico.
Cosa rende Malandrino un vino naturale e non solo biologico?
Il vino biologico secondo Regolamento UE 2018/848 garantisce vigneti senza pesticidi e concimi chimici, ma in cantina ammette ancora lieviti selezionati, additivi enologici, fino a centocinquanta milligrammi per litro di SO2 per i rosati. Il vino naturale aggiunge regole di cantina che il bio non impone.
Malandrino rispetta il disciplinare VinNatur, associazione fondata nel 2006 da Angiolino Maule con circa trecento produttori in dodici paesi: lieviti esclusivamente indigeni, vendemmia cento per cento manuale, nessun additivo enologico, nessun chiarificante animale, SO2 totale massimo trenta milligrammi per litro, filtrazione zero o leggera, solo acciaio cemento o legno. Bio è il punto di partenza in vigna. Naturale è la coerenza in cantina.
Quale è il profilo organolettico e gli abbinamenti di Malandrino?
Malandrino si presenta rubino tenue con riflessi aranciati. Al naso è complesso, quasi macerato: note di frutta rossa matura, terra bagnata dopo la pioggia, un pizzico di spezia dolce. Palato deciso e pieno, sapido, finale leggermente pungente che richiama la sua componente minerale marina.
Servi Malandrino su focacce pugliesi alte e ben condite, verdure grigliate con olio crudo, parmigiana di melanzane, formaggi stagionati di media intensità come caciocavallo podolico e pecorino di fossa. Si abbina anche a primi piatti di pasta con sughi di carne leggeri, polpette al sugo, peperoni ripieni. La sapidità lo rende compagno ideale anche di salumi crudi. Non è un rosato da aperitivo, è un rosato da pasto completo.
A che temperatura servire Malandrino?
Servi Malandrino a otto-dieci gradi centigradi, leggermente più fresco di Birbante. Il maggior contatto con le bucce e la complessità aromatica richiedono temperatura più bassa per mantenere l'equilibrio tra freschezza e struttura. Più caldo l'alcol prende il sopravvento sulle note di frutta e terra.
Tieni la bottiglia in frigorifero a sei gradi e tirala fuori dieci-quindici minuti prima di stappare. Usa calici medi a tulipano leggermente più ampi rispetto a Birbante, per favorire l'ossigenazione delle note macerate. Malandrino apprezza dieci minuti nel calice prima del primo sorso. Fermentazione spontanea e zero filtrazioni rendono il vino vivo e reattivo all'aria. Consumo ideale entro tre-quattro anni dall'imbottigliamento, conservato coricato al buio.
Malandrino è biologico certificato? Quanti solfiti contiene?
Sì, Malandrino è certificato biologico secondo Regolamento UE 2018/848. Uve Primitivo da vigneti arteagricola in Capitanata, terreno crostone pugliese a pochi chilometri dalle Saline di Margherita di Savoia. Anidride solforosa totale entro la soglia VinNatur di trenta milligrammi per litro, contro i centocinquanta ammessi dal vino bio convenzionale e i duecento del convenzionale.
L'SO2 viene aggiunta solo se necessaria alla stabilità microbiologica, in dosi minime. I controlli VinNatur sono annuali sul prodotto finito. Sul tema mal di testa attribuito ai solfiti, le evidenze scientifiche indicano cause più frequenti nelle ammine biogene istamina e tiramina o nell'alcol stesso. A dosaggi consentiti la SO2 non è il colpevole principale. Malandrino è coerente fino in fondo: bio in vigna, naturale in cantina.
Come verifico tracciabilità del lotto?
Ogni bottiglia di Malandrino riporta un codice lotto stampato sull'etichetta posteriore che identifica vigneto, data di vendemmia, vasca di fermentazione e sessione di imbottigliamento. Inserendo il codice nella pagina di tracciabilità di arteagricola.it si accede al Diario del Campo del lotto specifico.
Il Diario contiene fotografia del vigneto in vendemmia con vista sulle Saline di Margherita di Savoia, nome dell'enologo, condizioni meteo dell'annata, resa per ettaro, durata della fermentazione spontanea, quantità di SO2 totale misurata in laboratorio, eventuale travaso e data di imbottigliamento. Una trasparenza completa che permette di sapere esattamente da quale filare nasce il vino nel calice.
Niente shortcut, solo radici. Fermentazione spontanea, zero filtrazioni, un Primitivo che si racconta da sé.






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